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Aula Magna dell'Università «La Sapienza»
Roma, Piazzale Aldo Moro, 5
AFFINITÀ ELETTIVE - MUSICHE DI PALESTRINA E MENDELSSOHN
In occasione del bicentenario della nascita di Felix Mendelssohn-Bartholdy, il coro Franco Maria Saraceni degli Universitari di Roma celebra la ricorrenza con un concerto di musica polifonica, diretto dal maestro Emiliano Randazzo, nel quale sarà approfondito il rapporto del grande compositore tedesco con la musica italiana. Il concerto, che vedrà al pianoforte Valeria Di Biase, esporrà soprattutto le influenze della polifonia di Giovanni Pierluigi da Palestrina, massimo esponente della scuola romana, sulla produzione musicale di Mendelssohn.
Coro Franco Maria Saraceni degli Universitari di Roma
Pianoforte: Valeria Di Biase
Direttore: Emiliano Randazzo
ingresso gratuito
Ogni volta che si tenta di scrivere qualcosa sul Palestrina ci si interroga sulla scuola che ha indirizzato la sua estetica, la sintassi e la morale, il suo stile, escludendo a priori il Miracolo di uno stile spontaneo. In lui tutto è generato e dedotto con la logica della causa e dell'effetto, nulla è sperimentale o azzardato, tutto è previsto con una lucidità che ancora oggi lascia sbalorditi. Diciamo pure che Palestrina è inimitabile come invece Bach, per esempio, è riproducibile. Alcuni tratti letterari si possono identificare: le clausole fiamminghe, il periodo compiuto in ogni voce, anche nel Fervore del contrappunto, il corpo polifonico compresso e sottile, la attrazione tra le parti estreme (bassus-cantus) che riduce la ampiezza del campo sonoro in modo tale che le parti interne, insieme al bassus che preme verso l'alto, sono capaci di generare le sonorità maggiori. Ma soprattutto emerge la certezza del moto, la sua incoercibile tensione avviata e diretta verso un punto centrale e non un punto desinente: così si spiega il pathos costante alimentato dalla idea di un moto perpetuo basato non sulla successione di sezioni, non sulla segmentazione ma sulla circolarità e la comunicazione. Se lasciamo libero il pensiero, corre subito a Copernico e Sant'Agostino, all'apeiron cattolico, forse le vere fonti di Palestrina.
Il rischio di affiancare (di affrontare) Mendelssohn a Palestrina non è stato sottovalutato. In piena temperie romantica, Mendelssohn compone molta polifonia, sacra e profana, a questa indirizzato da J.S. Bach e dal suo viaggio in Italia, del quale sappiamo che, a Roma, si interessa di polifonia palestriniana. Per un romantico la polifonia è uno snobismo: per Mendelssohn è una necessità morale, un modo di innalzarsi fino al suo idolo Bach e di meritare il suo soggiorno con il kantor. Per questo diventa anche organista, imitando l'opera bachiana con il suo innocente fervore di neofita. L'organo e il pianoforte sono gli strumenti della sua vita: linguisticamente la sua polifonia sacra deriva dall'organo; quella profana è palesemente pianistica. La differenza tra i due generi (che in Palestrina non esiste) sta nel diverso grado di serietà (gravitas), di cui Mendelssohn fornisce un esempio lampante nelle "variations serieuses" per pianoforte. Bisogna subito dire che se con la polifonia sacra ha inteso imitare Palestrina, ha fallito lo scopo. Comunque si può parlare, prudentemente, di un omaggio al compositore romano. Come esempio del binomio organo-polifonia sacra può additarsi la dossologia del mottetto XVII: sul tronco maestoso del "Gloria" monodico si espande la fronda sonora dell'Amen con la tecnica di un grande pedale armonico organistico, come vediamo il rigoglioso albero della vita dispiegarsi nei mosaici delle absidi paleocristiane. Per la polifonia profana, il riferimento alle "Romanze senza parole" per pianoforte è irresistibile, senza aggiungere altro.
Giuseppe Agostini - Saraceni Cantor




